counseling e coaching a treviso. diario della quotidianità di una professionista nella relazione d'aiuto.

Se parli con qualcuno in una lingua che capisce, ciò che gli dici gli entra in testa. Se gli parli nella sua lingua, gli entra nel cuore. Nelson Mandela

 

Ok. Ma quindi che lingua dobbiamo parlare? Cioè, se io parlo italiano è sufficiente parlare in italiano, per esempio con i miei figli, per farmi capire e per entrargli nel cuore?

 

Nell’ambito della mia professione, è una domanda che mi sento rivolgere spesso, oltre ad essermela fatta più volte nell’arco della mia vita. Ovviamente ci si aspetta da una counselor e da una coach la risposta esatta, nonché la soluzione pronta. Ma la relazione d’aiuto non significa trovare risposte già confezionate. In realtà ognuno ha le risposte dentro di sè, quello che faccio si limita a fare in modo che ognuno possa ri-trovarle in se stesso.

 

Però facendo un discorso generale forse sarebbe meglio estendere il concetto di parlare… intendiamo solo il linguaggio verbale? Forse dovremmo aggiungere il linguaggio non verbale, quello paraverbale… nel mio caso direi anche quello telepatico :-) .

 

E se andassimo uno scalino sopra? Se cominciassimo dall’intenzione che mettiamo quando comunichiamo… cioè dal vero intento che abbiamo quando iniziamo un dialogo, sia esso parlato che scritto. A volte mi chiedo se sempre l’intento è quello di comunicare all’altro qualcosa di noi oppure semplicemente di parlare diciamo più o meno così: “Sai perché ieri… bla bla bla bla… e poi bla bla bla bla…”. Abbiamo così tanto desiderio di parlare che non notiamo se quello che diciamo incontra l’interesse dell’altro, oppure semplicemente parliamo solo noi senza dare davvero possibilità al nostro interlocutore di partecipare a questo dialogo. Se iniziamo noi per primi a fare qualche piccolo cambiamento nel modo di affrontare la comunicazione otterremo un atteggiamento diverso anche negli altri. Prestiamo attenzione a ciò che ci dicono e non solo a ciò che vorremmo dire. Dedichiamo un vero ascolto agli altri, e di conseguenza anche loro sapranno che possono contare su di noi e ci ascolteranno. Magari scopriremo cose nuove, che mai avevamo sentito, sarà un’occasione di crescita per noi e accoglieremo l’altro. Già… ACCOGLIENZA… tutti vorremmo sentirci accolti: cominciamo per primi con consapevolezza e vedrete che differenza!


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5 commenti

  1. 1 giugno 2011    

    sorelle mie… quanta strada fatta e quanta ancora da fare. Lo scambio di riflessioni è davvero arricchente… soprattutto se tra persone che si amano. La lingua dell’anima, il silenzio, l’ascolto… siamo tutti nati dall’Universo, che ci ama infinitamente e che vuole solo la nostra felicità. A volte fatichiamo a ricordarlo ma due messaggi come i vostri non possono che ricordarmelo :-)

  2. Laura Laura
    1 giugno 2011    

    …Avvolte mi è capitato che parlare con la voce e le parole non fossero sufficienti….
    Gli occhi, con lo sguardo, sanno essere molto comunicativi…. e magari, accade che a stare un po zitti… si abbia la gioia di ascoltare qualcuno che abbia voglia di aprirci il cuore… insomma, io credo che Mandela parlasse della lingua dell’anima, l’Ubuntu…. descritta molto bene nel libro “Non c’è futuro senza perdono” scritto da Desmond Tutu… quella è la lingua che tutti abbiamo dentro…. ma non lo sappiamo fino a quando non ci accorgiamo di appartenere tutti alla stessa madre e allo stesso padre… ma c’è molto di più.
    Intanto mi arrabatto con l’italiano… e na scianta de diaeto veneto :-)….

  3. 31 maggio 2011    

    ma guarda i casi della vita! Questa mattina ho letto un detto orientale:
    “Il parlare con facilità è causa di guai per l’uomo troppo ciarliero, poichè il parlare significa pronunciare un grande numero di parole ed è facile lasciarsele sfuggire di bocca e difficile rimangiarsele”

  4. Marcello Marcello
    3 maggio 2011    

    Grande Paola, sei una counselor fenomenale. L’intenzione nella comunicazione, e non solo lì, può farci aprire diverse porte che si sono chiuse in una persona. In un film dove l’attore protagonista ha la capacità di leggere nella mente delle donne, gli viene detto: “Hai una capacità straordinaria, puoi parlare venusiano ai venusiani e marziano ai marziani”. Leggere nella mente può bastare per far questo? Non ricordo bene come andò a finire il film, ma mi sembra che non fu una bella cosa per l’attore protagonista. Ho letto con vero piacere questo post, grazie per averlo scritto.

    • 3 maggio 2011    

      What women want- quello che le donne vogliono è il titolo del film. L’ho trovato straordinario pure io nella sua esagerazione… In realtà il protagonista all’inizio è spaventato da tutto ciò, poi lo usa per i suoi secondi fini, fino a che riesce veramente a capire cosa vogliono le donne, e quindi ne fa tesoro. Grazie a te Marcello per la possibilità di condividere questi bei pensieri.

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